Da quattro secoli a Magherno si fa gran festa nel giorno di San Rocco, il 16 agosto.

Rocco, nome forse destinato lentamente a scomparire, così come si affievolisce il suo culto, nome che deve la sua diffusione, a un personaggio metà storico e metà leggendario. Rocco è un pellegrino per eccellenza; infatti il suo abbigliamento è quello tipico dei pellegrini.

Viene rappresentato con il cappello largo per ripararsi dalla pioggia e dal sole, con il "sanrocchino", mantello a metà gamba, con il bordino in mano lungo bastone, cui è appesa la zucca per l'acqua. Sul petto porta una conchiglia marina, indispensabile strumento per attingere acqua dalle polle a fior di terra, o dai fiumi impetuosi e il cane che gli procura il cibo.

Sarebbe nato a Montpellier in Francia verso il 1300. Rimasto orfano, va pellegrino alla volta di Roma. Durante il viaggio ha modo di esercitare la carità, curando gli appestati. Contrae egli pure la peste; si ferma sulla riva del Po, a Piacenza, dove si disseta con l'acqua di una polla e si sfama del cibo che ogni giorno un cane randagio gli procura.

Guarito miracolosamente, dice la leggenda, per l'intervento di un angelo vuole riprendere la strada per ritornare a Montpellier, dove nessuno lo riconosce, anzi scambiato per una spia viene chiuso in carcere ad Angera, ove muore il giorno dell'Assunta del 1327, circonfuso di splendida luce. Solo dopo la sua morte è riconosciuto dai cittadini e venerato come santo.

Il fatto di aver egli curato gli appestati, di aver sperimentato la lebbra sul proprio corpo, fa sì che a lui si ricorra durante il diffondersi del morbo pestilenziale.

Incominciano a costituirsi numerose Confraternite a lui intitolate, con chiese e cappelle nelle chiese principali. Gli adepti, a imitazione della sua eroica carità, si prodigano per le cure degli appestati e per l'assistenza ai condannati a morte.

Numerosi gli affreschi in ogni parte d'Europa, dai più umili e rozzi, ai più celebri, come quelli del Tintoretto a Venezia.

Al culto di San Rocco è unito quello di San Sebastiano, cittadino milanese e soldato romano, per la sua fedeltà a Cristo, martirizzato nel 288 sotto l'imperatore Diocreziano. Legato ad un palo, nel mezzo di un campo militare, "fu saettato da cavalieri i quali lo empirono di saetta che parea pure un riccio".

Con ogni probabilità il motivo per cui San Sebastiano viene invocato contro la peste è da collegarsi ad una antica credenza, già della cultura pagana e di quella vetero-testamentaria. Infatti si riteneva che la peste  fosse il segno delle frecciate lanciate da una divinità irritata.

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